Si dice che nella notte di San
Lorenzo, tra il 10 e l'11 agosto, i desideri diventano realtà.
Io non so dire se è vero o se si
tratta di coincidenze, so che sabato 11 agosto 2007 ho realizzato un
sogno che avevo nel cassetto da almeno tre anni.
Ebbene sì, sono tornato a LEVO di
Stresa, in provincia di Verbania.
Assieme a mamma e papà siamo partiti
verso mezzogiorno, siamo usciti dall'autostrada a Sesto Calende,
abbiamo attraversato il "vecchio" e adesso meno trafficato ponte di
confine tra la Lombardia e il Piemonte, siamo passati da Castelletto
Ticino, e ci siamo fermati a mangiare un'ottima grigliata di pesce nel
paese successivo, Dormelletto. Poi ecco Arona, Stresa e i tornanti che
conducono alla frazione in cui ci sarà per sempre un pezzo del mio
cuore.
Mentre percorrevo quei tornanti
sentivo che il destino mi stava restituendo ciò che lui stesso nel
dicembre 2003 mi aveva tolto. Nella vita, si sa, le cose cambiano.
Al mio arrivo non ho provato
nostalgia o malinconia, ma ho avuto la bellissima sensazione di non
essere mai andato via da lì: si, perché a parte i pochi frequentatori
rispetto ai nostri tempi, qualche casa riverniciata e qualche parte
ristrutturata, Levo è rimasto sempre lo stesso. E anche per me Levo è
sempre lo stesso: un rifugio in cui ritrovo l'ambiente nel quale sono
cresciuto.
E così ecco il bar, la mia casa, la
Fonte Purissima Strula, - impossibile non bere due bicchieri di quell'acqua
che scorre dal 1791 - il lavatoio, la vista del lago Maggiore, il verde,
l'aria fresca, le altre case, la Pro Loco.
In questo mio rifugio
ritrovo anche gli affetti costruiti insieme ad indigeni e turisti,
giovani e adulti. Con alcuni di loro sono ancora in contatto.
Per un attimo ho immaginato tutti
noi, che per tanti anni abbiamo animato Levo, cantare in coro:
“Se nel sole di domani ci
perdessimo così
Se anche fossimo lontani
noi saremo insieme sempre
tutti qui”.
Come dice Claudio Baglioni.
Insomma, tutto quello di cui
ho scritto e anche quello di cui non ho scritto, mi appartiene: lo
testimoniano le sessantasette fotografie che ho scattato in tre ore.
Nonostante il tempo che passa, e passa per tutti, nonostante le mie
difficoltà oggettive ad affrontare gli ostici tratti di strada in
salita. Proprio per queste difficoltà non ho rivisitato la parte
inferiore: la Chiesa, la sua piazza, e il parco giochi.
Un sentito GRAZIE a mia madre, che
pur avendo una schiena non massiccia ha affrontato quelle salite.
GRAZIE anche mio padre: vuole sempre
guardare avanti, aveva cancellato dalla sua mente questo luogo, e non
avrei mai creduto che un giorno mi riportasse qui.
Qui, dove c'è la mia casa, che non è
costituita soltanto dalle mura nelle quali ho vissuto tante estati della
mia vita.
La mia casa è Levo.
Tu chiamale, se vuoi, Emozioni.