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L’INTER
Queste parole sono state scritte dall‘amico Paolo Viganò, che ha seguito per anni con particolare attenzione per il quotidiano Tuttosport le vicende nerazzurre, e che dal novembre 2003 ha assunto l’incarico di Direttore della Comunicazione dell’Inter.
Paolo dice: „ascoltando una canzone di Sergio Cammariere ("Dalla pace del mare lontano"), mi è venuta fuori una poesia. Oddio, non so se è veramente una poesia, perché i poeti vivono tra la terra e il cielo, mentre io sono solo un navigante di pianura. Però è venuta fuori così.“
Anche io non so dire se sia una poesia. So che è un modo per esprimere se stessi, e lo apprezzo molto. Voi ? Se volete, mandatemi una e-mail!! ricky.saporiti@virgilio.it
VORREI REGALARTI UN'INTER
DIVERSA,
UN RAGGIO DI SOLE, UNA NOTTE D'AMORE,
UNA VITTORIA SENZA DUBBI, SENZA GALLIANI O MOGGI,
UN ARCOBALENO DIPINTO A MANO,
UN BACIO DI DONNA,
IL SORRISO DI UNA MANNA.
VORREI REGALARTI UN'INTER SENZA PASSATO,
SENZA SPECCHI DELLE MIE BRAME,
VORREI DARTI L'INTER DEI MIEI FIGLI E DEI MIEI NIPOTI,
L'INTER DI UN CIELO NUOVO
E FINALMENTE SOLO TUO.
VORREI REGALARTI UN'INTER DA BALCONE,
UNA BANDIERA SENZA PIU' LACRIME E COMPROMESSI,
UN'INTER DI CAMPIONI E DI FATTORINI,
DI PIEDI BUONI E TERZINI,
MA SOPRATTUTTO UN'INTER DI GENTE ONESTA,
CHE VA IN UNA SOLA DIREZIONE,
LA TUA, LA NOSTRA, QUELLA DEL CUORE.
L’ALTRA INTER
Nell’Inter di Roberto Mancini ci sono storie importanti. Non sono le solite storie da prima pagina: nessun look particolare, nessuna love story. Storie importanti perché riguardano aspetti dei giocatori che vengono menzionati poche volte, ma che a mio parere devono far riflettere tutti.
Sinisa Mihajlovic, serbo, dichiara alla rivista Inter Football Club del Settembre 2004:
Io non ho paura di niente nel calcio. Nella mia vita ho conosciuto la vera paura, quella della guerra. Provate a immaginare di vivere in una città dove regna la quiete, e i vostri genitori stanno in un posto dove sai che si sparano, si ammazzano, si bombardano e stai per otto, nove, dieci giorni senza alcuna notizia dei tuoi cari, non sai se sono vivi o sono morti.
Il brasiliano Zé Maria, dice sempre alla rivista:
Non posso permettermi di giocare gratis ma non gioco solo per i soldi. Ho deciso di non toccare l’ingaggio di Perugia perché qui ho altri obiettivi, voglio vincere un campionato che non ho mai vinto qui in Italia.
Adriano Leite Ribeiro non rinnega e non dimentica mai il proprio passato nelle Favelas brasiliane, neanche adesso che è diventato popolare di conseguenza è sottoposto a pressioni continue. Ma lui è abituato a dribblare gli avversari in campo e dribbla anche le pressioni, non lamentandosi mai degli arbitri, scendendo sul rettangolo verde, divertendosi e realizzando, in ogni partita, il sogno della sua vita.
I mezzi di comunicazione dovrebbero raccontare queste storie, estremamente costruttive ed istruttive, che non riguardano solo calciatori dell’Inter, ma anche calciatori di altre squadre. Da queste storie i giovani dovrebbero prendere esempio, e dovrebbero capire che il mondo del pallone non è fatto solo di gente che pensa esclusivamente ai soldi.
LA SUPERCOPPA ITALIANA 2005
Ho visto una squadra unita, reattiva e compatta che ha saputo non solo giocare bene ma anche lottare. Si vede che c'è un anno di lavoro alle spalle. I giocatori si conoscono meglio e conoscono meglio quello che chiede Mancini. Bravissimo Pizarro, si è inserito bene.Speriamo che si inseriscano bene anche gli altri acquisti. Martins dava sempre fastidio alla difesa bianconera. C'è stata un pò di fortuna, ma non si può - a mio parere - sostenere che solo per questo motivo la Supercoppa Italiana si è tinta di neroazzurro. www.iltuosito.it/coppaitalia
SALUTO RONIE
La mia Fede neriazzurra mi chiama ad esprimere un parere sulla questione Ronaldo: sarà anche un grande, ma più grande di lui è la società, la quale è preposta a scegliere l'allenatore che nella scala gerarchica è al di sopra di Ronaldo. Per questo motivo il Fenomeno non può permettersi di non condividere le scelte dell'allenatore, se vuole vada pure ma ad una cifra adeguata al suo valore.
Chiaro quindi che mi schiero dalla parte di Hector Raul Cuper, il quale ha dato,
un'impronta di gioco, ordine e disciplina ad una squadra che queste
caratteristiche non le possedeva da tempo, e ha fatto un campionato ottimo,
ultima giornata a parte. Giusto rinnovargli il contratto per altri due anni.
La società bene ha fatto a dire a Ronaldo: "Se vuoi è così perchè l'allenatore
non si tocca, altrimenti la porta è aperta". E dalla porta sono entrati 45
milioni di euro.
"YO SOY CONTIGO"

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L’Inter per me e’ una passione. Sono di famiglia interista e vado abitualmente a
San Siro da dieci anni, quando l’allenatore era il mitico e da me sempre
rimpianto ‘Trap’ (mi colpì il suo caratteristico fischio per richiamare
l’attenzione dal campo alla panchina) e il leader carismatico era Lothar
Mattheus. Due personaggi cosi’ da allora in poi non li ho più visti. Giovanni
Trapattoni oltre che un allenatore è un vero e proprio gestore di uomini con i
quali ha avuto anche sani litigi e Lothar sapeva prendere per mano la squadra
e proprio per questo al suo primo anno vincemmo lo scudetto dei record
nel 1988-89, peccato che le vittorie con quella squadra formata da Zenga,
Bergomi, Matteoli, Bianchi, Diaz (Klinsmann)
e Serena siano state poche. Dopo quell’epoca, a mio parere, le uniche stagioni
liete per l’Inter furono la 1992-93 con un girone di ritorno che ci portò al
secondo posto, in parte fu positiva anche la stagione successiva visto che
conquistammo la coppa UEFA, ma rischiammo di retrocedere in serie B, e la
stagione 1997-98 dove vincemmo a Parigi con la Lazio la terza coppa UEFA in
sette anni (la prima fu vinta
contro la Roma nel 1990-91). Il mio giocatore preferito e Lothar Mattheus per le
sue doti che ho sopra descritto che rassomigliano un po’ al mio carattere, cosi’
come è simile al mio carattere
l’atteggiamento del ‘Trap’. A proposito di Trapattoni, io condivido il suo tipo
di gioco che non è difensivo ma realista, che rischia quando si può rischiare, e
che è stato anche giustamente, messo in paragone con il gioco “nuovo” ed
estremamente offensivo di Arrigo Sacchi trainer del Milan all’epoca di ‘Trap’
nerazzurro. Io dico che Giovanni Trapattoni è l’allenatore che ha vinto più di
tutti gli altri allenatori e questo vuol dire qualcosa.
1° LUGLIO 2001: LA SVOLTA
Dall’inizio della stagione 2001/2002, tutto l’ambiente neroazzurro ha vissuto una svolta probabilmente imposta dalla Società, dopo anni di delusioni, e sicuramente portata – tecnicamente parlando – dall’allenatore Hector Raul Cuper. La chiarezza nei rapporti del Trainer con giocatori e dirigenza ha spazzato via le polemiche che fino al 30 giugno alla Pinetina erano all’ordine del giorno: giocatori scontenti dell’ambiente, mugugni dei panchinari, voglia di andare da altre parti. L’ex tecnico del Valencia non chiude le porte in faccia a nessuno, e mette in campo chi, a suo dire, è più in forma quando si disputa una partita, in quanto sia chi è schierato dal primo minuto, sia chi entra a partita in corso, deve essere in grado di dare il 100%, affinché si possa avere la meglio sull’avversario; ecco perché Javier Farinos, Nicola Ventola, Clarence Seedorf, Alvaro Recoba, ed altri non danno segni di nervosismo: aspettano il loro momento, cercando di convincere Cuper allenamento dopo allenamento.
L’allenatore della Beneamata è accusato di attuare un gioco eccessivamente
difensivo, ma a mio avviso non è vero: Hector Cuper presta molta attenzione alla
fase difensiva perché questa è la prima caratteristica di una buona squadra:
inizialmente non erano a disposizione Vieri e Ronaldo, perciò non conveniva
puntare molto sull’attacco anche se Kallon e Ventola sono stati ottimi.
Sistemata la difesa con il pilastro Materazzi,
e il capitano Javier Zanetti che sta disputando una grande stagione, anche il
centrocampo con Cristiano Zanetti e Di Biagio ha risposto bene, l’ex milanista
Guly viene quasi sempre schierato perché effettua un oscuro ma prezioso lavoro
dal punto di vista tattico. L’attacco, oltre a VIERALDO, ha una risorsa in più:
la vocazione al sacrificio del già citato Mimmo Kallon che arretra spesso per
dar man forte ai centrocampisti.
Ecco, in poche righe come l’Entrenador cerca di trovare l’essenziale equilibrio
dei reparti per poi inserire Recoba e il forse ritrovato Conceiçao assieme a due
attaccanti.
Non va dimenticato che l’Inter nella sfida con la Roma all’Olimpico ha giocato
con il solo Bobo Vieri in attacco, sfruttando gli inserimenti dei
centrocampisti: questo significa che lo schieramento tattico può subire
variazioni a seconda delle situazioni che si vengono a creare.
Alla luce di quanto esposto, definirei Cuper non difensivista, ma realista e
duttile.