Nel
1990 conoscemmo un professore svizzero di Basilea, uno dei migliori d’Europa.
Fu proprio lui ad informarci dell’errore commesso da chi mi operò
nell’intervento dell’anno prima. Però disse anche che quello che si poteva
fare, andava fatto. Così continuai le attività di nuoto e di ippoterapia in
una caserma di Milano, ma purtroppo le note dolenti riguardavano la terapia: il
centro presso cui ero in cura non condivideva i pensieri di questo professore (a
loro modo di vedere gli stranieri promettono sempre miracoli che poi non si
avverano). Nel 1993 uscì da questo centro ed andai, su consiglio del professore
a fare un ciclo mensile di terapie in
Germania (poco dopo Basilea) che non erano conosciute in Italia e consistevano
massaggi di vario tipo, anche al collo: sembrava
che mi saltasse via, mia madre aveva paura. Dopo un mese io seppi per la prima
volta girarmi nel letto (prima di notte dovevo chiamare mia madre), passare
dalla carrozzina al letto con l’aiuto del quale riuscì anche a scendere
autonomamente dalla carrozzina stessa e riuscì anche a passare dalla carrozzina
alla vasca da bagno (prima mia madre doveva sollevarmi di pesi ed aveva sempre
mal di schiena). Io all’epoca avevo 12 anni e non sapevo una parola di
tedesco, mio papà veniva solo nei week-end perché durante la settimana
lavorava e la lingua non la conosceva neanche lui: fortunatamente trovammo
un’altra famiglia italiana proveniente da Forlì (anche loro come noi presero
un appartamento). con cui potemmo conversare, ma la mia terapista cecoslovacca
parlava il tedesco in modo strano ed io fui così “costretto” ad impararlo e
così incominciai a parlarlo sia con il professore svizzero, sia con il medico
tedesco mentre con la terapista ci capivamo anche a gesti. Io e mia madre
eravamo spaventati dal fatto di dover vivere seppure solo per un breve tempo, in
un paese dove non sapendo la lingua era difficile andare in un negozio per
prendere il cibo (ci sono anche quei negozianti che non vogliono capire e mio
papa fece addirittura il verso del pollo per farsi comprendere!!!) o chiedere
aiuto oppure informazioni. Invece ce la facemmo. Durante quel periodo ebbi modo
di apprezzare la civiltà della gente e soprattutto la capacità di capire che
anche la gente come me merita di vivere in maniera il più possibile simile alle
altre persone. Vidi i marciapiedi bassi, giardini puliti quasi tutti i negozi
privi di barriere architettoniche ma soprattutto mi meravigliai perché fui
trattato in tutto per tutto come una persona “normale”.
Per
questi motivi, scherzando anche se non più di tanto, manifestai la volontà di
rimanere in Germania senza tornare in Italia, dove non posso salire sui tram, i
marciapiedi sono alti, e pochi ambienti sono privi di barriere architettoniche.
Il ciclo di terapie lo ripresi nel 1994 per due settimane, poi per una volta al
mese e poi lo terminai definitivamente perché comportò un grosso esborso
economico (25 milioni nel ’93 e 15 milioni nel ’94).