Finale Coppa Italia 2006

HOME PAGE

                    

 

Come l’anno scorso. O meglio, quasi. Stesse squadre finaliste, stessa squadra vincitrice,  stesso stadio teatro della premiazione. Stessa sciarpa e stesso cappellino per me. Diverso è il risultato: nel 2005 1-0, quest’anno 3-1 con goal bellissimi di Esteban Cambiasso,  Julio Cruz e  Oba Martins per l’Inter, rete della bandiera di Nonda per la Roma. Diverso è soprattutto lo sfondo. Nella passata edizione non era scoppiato lo scandalo delle intercettazioni e delle scommesse, stando ai verbali della Magistratura all’epoca si stava materializzando.

 

Stesso copione della gara. L’Inter domina la Roma che mi è sembrata un po’ più debole rispetto alla scorsa finale, forse perché senza Totti e senza giocatori importanti, squalificati o indisponibili.

 

L’Inter e Mancini hanno conquistato il terzo trofeo in un anno; in mezzo alle due coppe nazionali c’è la Supercoppa vinta ad agosto 2005. Sono stati bravi, non bravissimi perché negli altri momenti importanti della stagione hanno deluso. Spero che giocatori e tecnico possano imparare dagli errori commessi, come la troppa leggerezza, la scarsa concentrazione, i presunti blocchi psicologici non propri di una grande compagine.

 

Il settore più “caldo” dei tifosi non ha preparato nessuna coreografia, e non ha assistito per protesta alla consegna della Coppa Italia e ai festeggiamenti. Io penso che sia giusto essere dispiaciuti, ma sia ingeneroso comportarsi così. La squadra neroazzurra  aveva una finale da giocare e da vincere, anche se non era l’obbiettivo più alto: lo ha fatto, rispettando il concetto di competizione sportiva, secondo il quale bisogna giocare sempre per dare il meglio e non è giusto snobbare l’impegno agonistico e gli avversari. Un applauso, magari non molto gioioso ma  composto, da parte degli ultras sarebbe stato più corretto, e mi avrebbe indotto a non virgolettare l’aggettivo all’inizio del paragrafo.

 

Ricky